Risentimento

“Risentimento è come bere veleno e sperare che muoia il tuo nemico”
(Attribuito a varie fonti, da Shakespeare a Nelson Mandela)

 

A prescindere dal fatto di aver realmente subito o meno un’ingiustizia (un giorno parleremo anche della differenza tra vittima e responsabile) a cosa ci serve il risentimento? Già dall’etimologia capiamo che si tratta di una reiterazione di un sentimento (ri-sentimento) negativo che si ripropone di continuo e ci rende schiavi di quel malessere, di quella rabbia o addirittura di quell’odio.

È una catena che ci trattiene, uno zaino pieno di pietre (avevo già usato questa metafora per il verbo “dovere”, lo so, ma spesso il suddetto zaino è molto capiente!) che ci impedisce di andare avanti con fluidità e naturalezza.

Il coaching può essere uno strumento utilissimo per la gestione e l’abbandono del risentimento, per farci dimenticare o perdonare la causa di tanto dolore o sofferenza; perdonare non tanto nell’accezione religiosa ma come un regalo verso noi stessi, per disintossicarci da quel veleno e renderci finalmente liberi e più leggeri, dimenticando il passato in modo da vedere più chiaramente il futuro.


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